sabato 21 marzo 2009

L'Esorcista, di William Friedkin


Ho sempre amato L’Esorcista, per una serie di ragioni che tutto sommato ben poco avevano a che fare con la storia, e con il suo eventuale significato. Ragioni che, a questo punto, si son trasformate nell’essere parte della mia storia.
Ci son voluti quasi tre decenni per capire il significato profondo del film – ancor più pregnante di quello del romanzo da cui è tratto. L’Esorcista parla del Male. Non il male umano, generato da comportamenti umani, da piccoli o grandi interessi, convenienze, pavidità. Perché il male generato dall’uomo è sempre un prodotto per così dire di scarto, un effetto collaterale, di azioni che hanno delle ragioni e delle finalità.
No, il male di cui parla il film è il Male Assoluto, che si genera, si sviluppa e viene a noi senza un perché, senza una ragione che sappia e possa comprenderlo; un Male incomprensibile, privo di télos e proprio per questo tanto più inaccettabile, insopportabile, in quanto completamente trascendente l’umana capacità di giustificarlo e di affrontarlo.
In questo senso, ma solo in questo senso, L’Esorcista è un film religioso, ma di una religione realmente divina, che accetta ma non sa, non può e non vuole spiegare i perché dei grandi fenomeni che governano la nostra vita: la Vita, il Male, la Morte… Una religione della finitezza, nel lessico postheideggeriano, che accoglie il Divino nella sua radicale alterità rispetto alla finitezza dell’uomo.

Un film coraggioso, anche oggi: non per il lessico o la messa in scena, ma per l’assunto radicalmente antimetafisico. Un film che non pone domande e non dà risposte, senza per questo semplicemente e naturalisticamente esporre. Che mette lo spettatore davanti alla sua nuda povertà spirituale: chi lo rifiuta perché non vi trova niente, non capisce che nulla c’è da trovare, se non la radicale alterità del divino, e la fragilità del nostro essere finiti.

8 commenti:

  1. Agghiacciante il film, agghiacciante anche la tua analisi. Complimenti.

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  2. fattodiniente22 marzo 2009 12:17

    ... grazie. Sinceramente. :-)

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  3. ero giunto a conclusioni simili dopo anni di re-"visioni". sarà per questo che è uno dei pochi film della mia infanzia che ancora mi terrorizza...

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  4. il commento sopra è il mio, pardon! :)

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  5. quella agghiacciata invece ero io :-)

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  6. Tutto vero ciò che scrivi. In un film più recente e completamente diverso c'è lo stesso tema del male assoluto, il male fine a se stesso. Si tratta de "il cavaliere oscuro", c'è la scena in cui il joker dà fuoco alla montagna di soldi ricevuti dopo una sua malefatta. A lui non interessano i soldi, ma il male puro, senza scopo...

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  7. bella bella bella questa analisi. davvero mio caro. Questo film è uno di quelli che ho fatto più fatica non a vedere, quanto a rivedere, proprio per questo senso di Male assoluto di cui è pervaso, che non può non restare dentro.

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  8. fattodiniente25 marzo 2009 13:59

    Sì, è vero: la stessa sensazione che ho anche io. Ho acquistato il dvd due anni fa, e non l'ho ancora rivisto...

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